Era una mattina di primavera, anche se il tempo grigio,
ricordava qualcosa di autunnale. Complice il freddo mattutino che ancora
faticava a staccarsi dalla notte, le acque del fiume lentamente
dondolanti, come scosse dal vento. Le foglie, confuse con qualche
cartaccia. E c'era la tranquillita' della citta' ancora dormiente, le
luci flebili del giorno in arrivo. Il silenzio, rotto a malpena dai tui
passi quando oramai eri vicino. Ti sedetti quasi sul bordo della
panchina, il tuo cane annusava il territorio attorno a noi. Sapevo che
avevi gli occhi lucidi. E io egoisticamente non ti guardavo apposta,
volevo sorridere immersa nei pensieri e inquell'attimo mio, ancora per
un po'. Fu il nostro primo silenzio insieme.
-MONY MONICA

"Che
razza è?" Sapevo bene di quale razza fosse quel cane, ma era una buona
scusa per attaccar bottone. "E' un setter inglese. Si chiama Matilda,
come la protagonista del libro di Roald Dahl". Finalmente avevamo
iniziato a parlare. La sua voce era forte ma lasciava trapelare un filo
di insicurezza, forse la timidezza. "Oh, è stato uno dei miei libri
preferiti quando ero piccola, chiamai la mia gattina Matilda!Comunque
piacere, io sono Marika". Non so se fu solo una mia impressione ma mi
sembrò che gli luccicarono gli occhi. "Piacere mio, Antonio. Che bel
nome Marika!". "Grazie" sussurrai timidamente, mi sentii arrossire,
spero non sia successo. "Ti ho già vista altre volte sempre seduta su
questa panchina, a quest'ora. Cosa ci fai tutta sola così presto in un
posto sperduto?" finalmente aveva iniziato la conversazione. "Sì anche
io ti ho già visto, io vengo qui perchè è un luogo che mi ricorda la mia
infanzia, specialmente le mie vacanze in montagna dai nonni. Vengo così
presto perchè sono abbastanza mattiniera, mi piace vedere il sole
ancora basso all'orizzonte, di solito leggo." Risposi facendo un salto
nel passato, felice che mi avesse notato e che si ricordasse di me.
"hai
detto che ti piace leggere?" "Sì, mi piace molto, i libri sono i miei
più grandi compagni di vita". Oddio ora mi avrebbe preso per una stupida
asociale che passa tutto il tempo a leggere! "E' la verità, i libri
sono capaci di confortarti meglio di come saprebbe fare un amico". Ok
sapevo che non mi aveva presa per un'ossessionata. "Ti piacerebbe
leggere qualcosa di mio?" così interruppe i miei pensieri. "In che
senso? Sei uno scrittore?" "Scrittore, diciamo che più che altro ci
provo, ma non ho ancora pubblicato". Ora capivo cosa mi affascinava di
lui, era quell'aria spensierata ma quasi misteriosa che hanno gli
scrittori. "Certo mi piacerebbe molto!" "Bene, allora a domani, ci
ritroviamo sempre qui alla stessa ora come sempre no?" "Qui come
sempre". Non si sarebbe potuto definire un vero e proprio appuntamento
ma per me lo era. La mattina seguente prima di uscire feci una doccia e
mi sistemai nel modo migliore, misi anche un tocco di rossetto, cosa che
non facevo mai; uscii e mi incamminai piena di felicità. Quando arrivai
lì lui era già seduto sulla panchina e stava leggendo dei fogli, aveva
dei grandi occhiali che gli contornavano gli occhi neri. "Buongiorno"
dissi avvicinandomi. " Oh buongiorno, scusa se non mi ero accorto del
tuo arrivo, stavo rileggendo qualcosa intanto che aspettavo"
"Tranquillo, anzi scusami te se ti ho fatto aspettare" "Nessun problema,
non sei in ritardo, sono io che sono arrivato in anticipo perchè avevo
voglia di rivederti"
Da quel giorno i due si diedero
appuntamento quotidianamente, si incontravano alla stessa ora, si
sedevano sempre sulla stessa panchina e parlavano un po' di tutto, di
libri, di animali, della vita e della loro storia.
Un giorno poi,
finalmente, Antonio chiese a Marika se le andava di andarsi a mangiare
una pizza insieme; naturalmente Marika, che non aspettava altro,
confermò immediatamente l'appuntamento ma cercando di nascondere il più
possibile la sua gioia e la sua emozione.
Qualche sera dopo si
ritrovarono. Il locale dove l'aveva portata era davvero carino, era
tranquillo, immerso dalla natura e ricco di quadri e fotografie,
qualcosa che la ragazza ammirava molto.
Le regalò un tulipano bianco,
lei non ne sapeva il vero significato, ma lo apprezzò molto, i tulipani
erano i fiori preferiti della madre e era praticamente cresciuta tra
quei fiori.
Fu una serata strepitosa nella sua semplicità, parlarono,
mangiarono, ma rimasero anche molto in silenzio guardandosi negli
occhi. Ognuno dei due in quelli dell'altro vedeva un'esplosione di
sentimenti, di emozioni, di sensazioni, in quegli occhi poteva vedere la
vita, poteva ammirare la nascita di un amore.
Tornata a casa Marika
si buttò sul letto felice come non mai, continuando ad annusare il
profumo di quel dono che Antonio le aveva fatto. Più tardi si ricordò di
avere un libro sui fiori, così andò alla ricerca del tulipano, diceva
che è simbolo di amore puro...
I due continuarono a vedersi
tutte le mattine, quella panchina era diventata il loro nido d'amore, ma
un amore che non decollava. Nessuno dei due aveva il coraggio di
dichiararsi, ma si leggeva nei loro occhi che la loro non era semplice
amicizia.
Intanto Antonio stava lavorando a un nuovo romanzo, "Parla
di una storia d'amore" era tutto ciò che aveva svelato a Marika, non le
aveva detto che era ispirata alla loro situazione.
Ci lavorò a lungo,
soprattutto di notte quando pensando a quei capelli, a quegli occhi, a
quelle labbra, non riusciva a prendere sonno. Nel giro di pochi mesi
l'aveva terminato e ricontrollato. Restava solo da inviarlo ad un
editore. Scelse accuratamente la casa editrice con cui tentare e quasi
senza speranze lo spedì. Passavano i giorni, passavano le settimane, ma
la risposta ancora non arrivava.
Una mattina, mentre era sulla
panchina con Marika, gli squillò il cellulare antiquato. Preoccupato,
visto che era l'alba e che di solito non riceveva molte chiamate,
rispose."Sì, sì, ok, va benissimo, a dopo, grazie mille, grazie!"
"Cos'è
successo?" domandò Marika. "Hanno accettato il mio romanzo, l'editore
vuole vedermi per il contratto, mi ha detto che ha passato la notte a
leggerlo perchè non riusciva a staccarsene, ecco perchè ha chiamato a
quest'ora!" rispose straripante di felicità Antonio.
"Ti amo, scusami
ma dovevo dirtelo, perchè ti amo troppo, perchè ti amo dal primo
giorno, perchè ti amo da VIVERE" esplose poco dopo il ragazzo. "Anche
io, stavo aspettando questo momento da non sai quanto" sussurrò
timidamente la donna prima di abbandonarsi in un passionale bacio.
Pochi
giorni dopo il romanzo fu messo in stampa e Antonio dovette far leggere
la bozza a Marika che continuava a torturarlo. La mattina dopo, sempre
nella stessa zona di bosco, vicino alla panchina leggermente
arrugginita, mentre il giovane aspettava la fidanzata seduto, ella
arrivò in lacrime: "Ma il romanzo che hai scritto è la nostra storia,
solo il finale è inventato!" ansimò. "Ti sbagli amore, non è inventato,
mi vuoi sposare?" Antonio era in ginocchio davanti a lei su le prime
foglie secche che stavano iniziando a posarsi per terra.
"Oddio
Antonio, Oh mio Dio! Certo che ti voglio sposare, Non posso crederci, io
ti amo così tanto, è un sogno, ti prego sposiamoci al più presto, ci
saremo solo noi due e qualche parente stretto, nessun altro"
Neanche
una settimana dopo, quella zona sperduta in quel boschetto, vicino ad
una vecchia panchina di ferro, leggermente arrugginita, si svolgeva un
matrimonio, quello tra uno scrittore e una sognatrice, quello tra due
sognatori, il cui sogno comune, quello di sposarsi, si stava avverando
proprio in quegli attimi.
CARLO BISECCO (Naufrago in quel maledetto mare di pensieri)